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Questa sinossi si basa sull’articolo integrale disponibile qui: articolo.

L’articolo esamina la collaborazione creativa tra gli attori e drammaturghi Franca Rame e Dario Fo. Mentre Dario Fo è stato insignito del Premio Nobel nel 1997, la sua coautrice e collaboratrice Rame è rimasta esclusa dalla consacrazione internazionale. Recenti studi hanno messo in luce il suo contributo fondamentale, non solo per il teatro femminista mondiale, ma anche come scrittrice, editrice e curatrice delle opere sue e di Fo. L’articolo si inserisce in questo dibattito mettendo in evidenza il ruolo chiave di Rame come agente e professionista della traduzione.

Dal punto di vista metodologico, l'articolo si basa su recenti inviti a sviluppare un approccio che guardi alla traduzione teatrale in modo “sensibile alla performance” e in dialogo con la ricerca d’archivio, un metodo finora poco utilizzato (Marinetti & De Francisci, 2022). Partendo da Marinetti (2013), questo contributo esamina gli aspetti linguistici, drammaturgici e performativi della traduzione teatrale sotto una lente unificata, cercando di evitare una distinzione in fasi separate, ma concentrandosi piuttosto sulla loro compresenza e influenza reciproca sul palcoscenico.

L'articolo sostiene che il successo internazionale di Fo sia stato possibile grazie alle innovative tecniche di traduzione di Rame, che permisero a entrambi di portare le loro opere all'estero, ottenendo così un riconoscimento anche al di fuori dell'Italia e del mondo italofono. Una prima strategia era quella della traduzione sul palco: quando portavano in tour monologhi come Mistero buffo e Tutta casa, letto e chiesa, Rame e Fo recitavano una parte dello spettacolo in italiano, con un attore sul palco accanto a loro a tradurli consecutivamente nella lingua del pubblico. In queste occasioni, l'atto della traduzione sul palco dava spazio all'improvvisazione, dove errori e differenze offrivano a Rame e Fo nuove opportunità comiche.

In secondo luogo, e cosa ancora più importante, Rame ideò un modo per utilizzare i lucidi come soprattitoli teatrali. L'adozione di questa tecnica permise a lei e a Fo di recitare i loro monologhi in pseudo-dialetto in prima persona, senza l'accompagnamento di traduttori. Si tratta di un momento particolarmente importante nella storia della traduzione: all’epoca, i soprattitoli teatrali non erano ancora stati ampiamente adottati e l'innovazione tecnica di Rame precedette la loro diffusione nell'opera lirica. Nel sottolineare il ruolo di Rame nella preparazione dei soprattitoli tradotti per gli spettacoli suoi e di Fo all'estero, questo articolo non solo evidenzia il contributo fondamentale di Rame alla fama di Fo, ma soprattutto le riconosce un ruolo centrale nella storia della traduzione teatrale della seconda metà del ventesimo secolo.

Il caso di studio qui discusso è la performance di Tutta casa, letto e chiesa messa in scena a New York nel 1986, in cui Rame era accompagnato sul palco da Maria Consagra. La performance conclusiva della tournée americana è qui esaminata grazie alle registrazioni che ho potuto individuare e identificare presso Emerson College Boston e la New York Public Library. Inoltre, l'analisi delle registrazioni è combinata con la ricerca sui rulli dei soprattitoli sopravvissuti, conservati presso l'Archivio Rame-Fo (Verona). L'analisi combinata delle fonti archivistiche visive e scritte permette quindi di ricostruire le dinamiche stratificate della traduzione sul palcoscenico e della sua genesi.

Nella parte finale dell'articolo vengono analizzate più da vicino le scelte e le preferenze di Rame come traduttrice anche al di fuori del palcoscenico. In particolare, era Rame a tradurre in italiano i monologhi in pseudo-dialetto scritti da lei e Fo per le edizioni a stampa delle loro opere. È importante sottolineare che Rame lo faceva anche per fornire ai futuri traduttori delle loro opere una versione italiana che potesse essere utilizzata come testo di riferimento. Come illustrano gli esempi selezionati, Rame è una traduttrice conservatrice, che cerca di aderire il più possibile, dal punto di vista lessicale, al testo di partenza in pseudo-dialetto. Questo approccio è in linea con le sue preferenze per la traduzione sul palcoscenico: entrambe le strategie, infatti, sono utili a Rame e Fo in quanto consentono loro di preservare il controllo autoriale sulle loro opere anche oltre i confini italiani.

Da un punto di vista più ampio, l'articolo fa riferimento anche a come temi di traduzione e autorialità si intreccino ai ruoli di genere espressi dalla coppia. Come risulta evidente, Fo assumeva un ruolo prevalentemente autoriale e non era coinvolto nella revisione, pubblicazione, traduzione e archiviazione delle opere. Era Rame, invece, che, pur essendo coautrice e scrittrice, si occupava di tutte le altre fasi, e fu lei ad avere l’idea e l’iniziativa di conservare e archiviare bozze e materiali, creando così un archivio condiviso delle opere sue e di Fo. Alla fine, però, il suo lavoro di redattrice, archivista e, come viene qui dimostrato, traduttrice, fu per lo più a beneficio di Fo.

Bibliography

Marinetti, C. (2013). Transnational, multilingual, and post-dramatic. Rethinking the location of translation in contemporary theatre. In S. Bigliazzi et al. (Eds.), Theatre Translation in Performance (pp. 27–37). Routledge.

Marinetti, C., & De Francisci, E. (2022). Introduction: translation and performance cultures. Translation Studies, 15(3), 247–57. https://doi.org/10.1080/14781700.2022.2126386

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Anna Saroldi, « Synopsis: Come tradurre dal palcoscenico: il ruolo di Franca Rame nella storia della traduzione », Encounters in translation [Online], 5 | 2026, Online since 16 mars 2026, connection on 29 mai 2026. URL : https://publications-prairial.fr/encounters-in-translation/index.php?id=1644

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